Rimozione protesi seno: cosa succede dopo l’espianto?

Dr. Skerdi Faria
A cura e con la revisione medica del Dr. Skerdi Faria, fondatore e direttore scientifico di KEIT Day Hospital, con il contributo del Comitato Scientifico.
  • Pubblicato il:
  • Tempo di lettura: 9 min
Rimozione protesi seno: cosa succede dopo l’espianto?
Chirurgia del Seno

La rimozione delle protesi mammarie, o espianto protesico, consiste nell’asportazione degli impianti con eventuale trattamento della capsula. Può essere scelta per motivi personali oppure indicata in caso di rottura, contrattura capsulare, infezione, malposizione o dolore persistente. In base al quadro clinico, può essere eseguita da sola o associata a capsulectomia, mastopessi, lipofilling o sostituzione delle protesi.

In questo articolo analizziamo come cambia il seno dopo la rimozione delle protesi, se è possibile eseguire l’espianto senza sostituzione, quando la rimozione è indicata, in quali casi serve trattare la capsula, quando associare mastopessi o lipofilling, quali esami sono necessari, come si svolge l’intervento, quanto dura il recupero, quali cicatrici possono rimanere, quali sono i rischi e quali fattori influenzano i costi.

Come cambia il seno dopo la rimozione delle protesi?

Dopo la rimozione delle protesi, il seno appare generalmente più piccolo e meno pieno e può risultare svuotato, rilassato o asimmetrico. Il cambiamento dipende dal volume mammario residuo, dall’elasticità della pelle, dalle dimensioni e dalla durata degli impianti, oltre che da gravidanze, allattamento, variazioni di peso e invecchiamento dei tessuti.

Il seno non torna necessariamente alla forma precedente alla mastoplastica additiva. Protesi voluminose o mantenute per molti anni possono aver disteso la cute e assottigliato i tessuti, mentre impianti più piccoli e una buona elasticità cutanea possono favorire una retrazione migliore. Nelle prime settimane il seno può apparire più vuoto o irregolare; la forma diventa progressivamente più stabile nei mesi successivi.

Si possono togliere le protesi senza sostituirle?

Sì, le protesi mammarie possono essere rimosse senza essere sostituite. La rimozione definitiva è una possibilità per le pazienti che desiderano non avere più impianti e accettano che il seno torni al proprio volume naturale residuo, con una possibile riduzione di pienezza e proiezione. Le protesi al seno non devono essere cambiate automaticamente dopo un numero prestabilito di anni: la decisione dipende dall’integrità dell’impianto, dalla presenza di sintomi, dalle condizioni della capsula e dalle preferenze della paziente.

La sola rimozione può essere sufficiente quando il tessuto mammario residuo è adeguato, la pelle conserva una buona elasticità e non è presente una ptosi significativa. Se dopo l’espianto rimangono pelle in eccesso, svuotamento marcato, asimmetria o capezzoli in posizione bassa, possono essere valutati mastopessi, lipofilling o una procedura combinata. La scelta viene definita dopo una valutazione clinica, perché il risultato dipende dalla qualità dei tessuti e non soltanto dalle dimensioni o dalla durata delle protesi.

Quando è indicata la rimozione delle protesi mammarie?

La rimozione delle protesi mammarie è indicata quando la paziente non desidera più gli impianti oppure quando rottura, contrattura capsulare, infezione, dolore o malposizione rendono necessario un nuovo intervento.

Le principali indicazioni sono:

  • Scelta personale o estetica: desiderio di non avere più protesi, ridurre il volume del seno o modificare un risultato non più coerente con le proprie preferenze.
  • Rottura della protesi: perdita di integrità dell’impianto, con eventuale fuoriuscita del silicone all’interno o all’esterno della capsula.
  • Contrattura capsulare: indurimento della capsula associato a dolore, tensione o deformazione del seno.
  • Infezione persistente: la rimozione può essere necessaria quando la terapia non controlla l’infezione o i tessuti risultano compromessi.
  • Spostamento o rotazione: malposizione dell’impianto con alterazione della forma, della simmetria o del profilo mammario.
  • Assottigliamento dei tessuti: protesi visibile, rippling, distorsione della pelle o insufficiente copertura dell’impianto.
  • Gonfiore o raccolta tardiva: sieroma, massa, dolore persistente o aumento dei linfonodi richiedono accertamenti prima di stabilire il trattamento.
  • Sintomi attribuiti agli impianti: dolore, indurimento o deformazione, talvolta descritti impropriamente come “rigetto” o “aderenze”, devono essere valutati per escludere contrattura, infezione, rottura o malposizione.

Quando l’espianto è indicato, il passaggio successivo consiste nello stabilire se sia necessario rimuovere anche una parte o tutta la capsula protesica.

sostituzione protesi seno

È necessario rimuovere anche la capsula protesica?

No, la capsula protesica non deve essere rimossa completamente in ogni espianto. È il tessuto fibroso che l’organismo forma normalmente intorno all’impianto e la sua presenza, da sola, non rappresenta una complicanza. La scelta tra rimozione della sola protesi, capsulectomia parziale o capsulectomia totale dipende da contrattura capsulare, rottura, calcificazioni, silicone fuoriuscito, reperti radiologici e sicurezza della dissezione.

La capsulectomia totale integra rimuove capsula e impianto insieme quando tecnicamente possibile, ma non coincide con la resezione en bloc, riservata a neoplasie associate all’impianto sospette o confermate. Una rimozione più estesa non è automaticamente più sicura e può aumentare la complessità dell’intervento, soprattutto quando la capsula aderisce alla parete toracica. In presenza di sieroma tardivo, masse o ispessimenti sospetti, capsula e liquido possono essere analizzati prima di definire il trattamento successivo.

Quando servono mastopessi o lipofilling dopo l’espianto?

Mastopessi e lipofilling possono essere indicati dopo l’espianto quando il seno presenta pelle in eccesso, ptosi o perdita di volume che la sola rimozione delle protesi non può correggere.

Le principali indicazioni sono:

  • Mastopessi: indicata quando il seno è cadente, il complesso areola-capezzolo è troppo basso o rimane una quantità significativa di pelle in eccesso.
  • Lipofilling: utile per recuperare parte del volume, migliorare la pienezza del polo superiore e correggere depressioni o irregolarità del profilo.
  • Mastopessi con lipofilling: valutata quando il seno è contemporaneamente cadente e svuotato e richiede sia sollevamento sia un aumento moderato di volume.
  • Procedura in due tempi: può essere preferita quando è opportuno attendere la retrazione della pelle e l’assestamento dei tessuti prima del rimodellamento definitivo.
  • Sostituzione delle protesi: resta un’opzione distinta quando la paziente desidera mantenere o modificare volume e proiezione con nuovi impianti.

La scelta dipende da elasticità cutanea, volume mammario residuo, posizione del capezzolo, cicatrici precedenti e condizioni della capsula.

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Quali esami servono e come si svolge l’intervento?

Prima dell’espianto è necessaria una valutazione preoperatoria per definire la sicurezza e la strategia chirurgica in base alle condizioni degli impianti, della capsula e dei tessuti.

Le principali fasi sono:

  • Valutazione preoperatoria: il chirurgo analizza tipo, dimensioni e posizione delle protesi, eventuali interventi precedenti, sintomi e obiettivo estetico o funzionale della paziente.
  • Esami diagnostici e documentazione: vengono richiesti esami come ecografia, mammografia o risonanza magnetica in base al caso clinico, insieme alla documentazione degli impianti (tessera protesica, verbale operatorio ed esami precedenti) per definire con precisione la situazione.
  • Preparazione all’intervento: include esami ematici, valutazione anestesiologica, eventuale sospensione di farmaci, indicazioni su fumo e digiuno preoperatorio.
  • Pianificazione chirurgica: viene definito l’accesso (di solito su cicatrice preesistente), la tecnica di rimozione della protesi, la gestione della capsula e l’eventuale presenza di rottura o silicone fuoriuscito.
  • Procedure associate e gestione finale: in base al caso possono essere programmati o eseguiti nello stesso intervento mastopessi, lipofilling o sostituzione delle protesi, con anestesia generale e tempi di recupero variabili a seconda della complessità chirurgica.

Dopo l’intervento, tempi e limitazioni dipendono soprattutto dall’estensione della capsulectomia e dall’eventuale associazione con mastopessi o lipofilling.

Quanto dura il recupero dopo la rimozione delle protesi?

Il recupero iniziale dopo la rimozione delle protesi richiede in genere 1–2 settimane, mentre la guarigione completa e l’assestamento del seno possono richiedere da alcune settimane a diversi mesi. I tempi si allungano in caso di capsulectomia, mastopessi o lipofilling associati.

Le principali fasi del recupero sono:

  • Prime 48–72 ore: sono comuni gonfiore, tensione, ecchimosi e sensibilità alterata; possono essere presenti medicazioni, reggiseno postoperatorio e drenaggi.
  • Prima settimana: sono indicate attività leggere e movimenti controllati delle braccia, evitando sforzi, pesi e pressioni sul seno.
  • Dopo 1–2 settimane: molte pazienti possono riprendere un lavoro sedentario, se il decorso è regolare e il chirurgo lo autorizza.
  • Tra 3 e 4 settimane: gonfiore e tensione tendono a ridursi, mentre le normali attività quotidiane vengono recuperate progressivamente.
  • Dopo 4–6 settimane: guida, sport e sollevamento di pesi possono essere ripresi gradualmente solo dopo il controllo chirurgico.
  • Tra 2 e 3 mesi: la pelle si retrae, i tessuti si assestano e la forma del seno diventa più attendibile.
  • Entro 3–6 mesi: il risultato appare generalmente più stabile, soprattutto dopo mastopessi, lipofilling o capsulectomia estesa.

Il recupero deve essere seguito con controlli programmati; una volta stabilizzata la forma del seno, è possibile valutare più correttamente anche l’evoluzione delle cicatrici.

Quali cicatrici rimangono dopo l’espianto?

Dopo l’espianto può rimanere soltanto la cicatrice della precedente mastoplastica, generalmente nel solco sottomammario o intorno all’areola. L’incisione può essere estesa quando occorre eseguire una capsulectomia o trattare una protesi rotta; se viene associata una mastopessi, possono essere necessarie cicatrici periareolari, verticali o a T invertita, in base alla quantità di pelle in eccesso e al grado di ptosi.

Nelle prime settimane le cicatrici sono più rosse, compatte e visibili, quindi si schiariscono e si ammorbidiscono progressivamente durante i successivi 12–18 mesi. La qualità della guarigione dipende da predisposizione individuale, fumo, infezioni, tensione delle ferite ed esposizione solare; le cicatrici possono diventare meno evidenti, ma non scompaiono completamente.

quanto durano le protesi al seno

Quali sono i rischi della rimozione delle protesi?

La rimozione delle protesi può causare effetti temporanei, complicanze chirurgiche e, in alcuni casi, un risultato estetico diverso da quello previsto.

I principali rischi sono:

  • Effetti temporanei: gonfiore, ecchimosi, tensione, asimmetria iniziale e alterazioni della sensibilità di seno, areola o capezzolo.
  • Ematoma e sieroma: raccolte di sangue o liquido che possono richiedere aspirazione, drenaggio o un nuovo intervento.
  • Infezione e guarigione ritardata: più probabili in presenza di fumo, tessuti fragili o precedenti operazioni.
  • Rischi della capsulectomia: una dissezione estesa può aumentare sanguinamento, lesioni dei tessuti e complicanze della parete toracica.
  • Rischi delle procedure associate: la mastopessi può causare problemi di cicatrizzazione o vascolarizzazione, mentre il lipofilling può determinare riassorbimento, irregolarità o necrosi adiposa.
  • Risultato estetico insoddisfacente: possono persistere svuotamento, pelle in eccesso, asimmetria o differenze nella forma dei due seni.
  • Necessità di revisione: un secondo intervento può essere indicato per correggere cicatrici, irregolarità o alterazioni della forma.

Febbre, dolore crescente, arrossamento, gonfiore improvviso di un seno, sanguinamento, alterazioni cutanee, dolore toracico o difficoltà respiratoria richiedono valutazione medica immediata. La complessità della procedura e dei trattamenti associati influisce sul costo totale.

Quanto costa la rimozione delle protesi mammarie?

Il costo della rimozione delle protesi mammarie non è fisso e può essere definito solo dopo aver stabilito se sia sufficiente il semplice espianto o se siano necessarie capsulectomia, mastopessi, lipofilling o sostituzione degli impianti. La presenza di una protesi rotta, silicone fuoriuscito, capsula ispessita o calcificata, cicatrici precedenti e tessuti assottigliati può aumentare la durata e la complessità dell’intervento.

Sul preventivo incidono anche anestesia, équipe chirurgica, sala operatoria, degenza, esami preoperatori, eventuale analisi della capsula o del liquido, medicazioni e controlli postoperatori. Il costo della rimozione senza sostituzione è quindi diverso da quello di una procedura associata a rimodellamento o inserimento di nuove protesi; per confrontare correttamente le offerte è necessario verificare quali prestazioni e forme di assistenza siano incluse.

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FAQ

Domande Frequenti

Dopo l’espianto bisogna continuare mammografia ed ecografia?

Sì. La rimozione delle protesi non elimina la necessità dei controlli mammari previsti in base a età, familiarità e rischio personale. Il radiologo deve essere informato della precedente presenza degli impianti, dell’eventuale rottura e degli interventi eseguiti sulla capsula o sul tessuto mammario.

È possibile allattare dopo la rimozione delle protesi?

Sì, può essere possibile. La capacità di allattare dipende soprattutto dalle incisioni e dagli interventi precedenti, oltre che dall’integrità della ghiandola, dei dotti e dell’innervazione del capezzolo. L’espianto non impedisce automaticamente l’allattamento, ma non permette di garantirlo.

È possibile affrontare una gravidanza dopo l’espianto?

Sì. La rimozione delle protesi non preclude una futura gravidanza, che deve essere pianificata dopo il completamento della guarigione e una valutazione medica. Gravidanza e allattamento possono però modificare nuovamente volume, elasticità e posizione del seno.

Si può rimuovere una sola protesi mammaria?

Sì. Una sola protesi può essere rimossa quando la complicanza o la necessità clinica riguarda esclusivamente un seno. La procedura può tuttavia creare una differenza evidente di volume e forma; per migliorare la simmetria può essere valutato un trattamento sul seno opposto o una correzione successiva.

È necessario rimuovere le protesi testurizzate in assenza di sintomi?

No. Le indicazioni attuali non raccomandano la rimozione preventiva di routine delle protesi testurizzate nelle pazienti asintomatiche. È comunque opportuno conoscere il tipo di impianto, continuare i controlli indicati e richiedere una valutazione in presenza di gonfiore tardivo, massa, dolore o cambiamenti del seno.

La rimozione delle protesi può essere effettuata tramite il Servizio Sanitario Nazionale?

Sì, in alcuni casi. Gli interventi con finalità ricostruttiva possono rientrare nel percorso del Servizio Sanitario Nazionale, mentre la rimozione richiesta esclusivamente per motivi estetici non è automaticamente coperta. L’accesso dipende dall’indicazione clinica, dalla documentazione e dai criteri applicati dalla struttura pubblica competente.

Dr. Skerdi Faria
Autore dell'articolo

Dr. Skerdi Faria

Missione:

"Offrire ai pazienti un approccio basato sull'eccellenza, la sicurezza e l'innovazione nel campo della chirurgia estetica, con protocolli di alto livello e risultati naturali e armoniosi."

✦ Formazione e Specializzazioni:

• Laurea in Medicina e Chirurgia (1995)
• Specializzazione in Igiene e Sanità Pubblica (2002, con lode, Università La Sapienza, Roma)
• Specializzazione in Anestesia e Rianimazione (2009, con lode, Università Tor Vergata, Roma)
• Dottorato di ricerca in Infezioni Ospedaliere (2005, con lode, Università La Sapienza, Roma)

✦ Carriera e Riconoscimenti:

• Fondatore e Direttore del KEIT Day Hospital (dal 2011)
• Autore di numerosi studi scientifici pubblicati su PubMed e Google Scholar
• Esperto in chirurgia estetica, infezioni ospedaliere e protocolli anestesiologici avanzati
• Medaglia d'Oro (1989, Ministero della Pubblica Istruzione – Albania), Energie per Roma (2025, Centro Europeo di Studi Culturali – Roma) e altri.

✦ Media e Riconoscimento Pubblico:

Il Dr. Skerdi Faria è riconosciuto come uno dei medici più influenti nel campo della chirurgia estetica ed è stato intervistato e citato dai principali media in Albania e Italia, tra cui:
• Italia: Rai 1, Rai 2, Rai 3, Mediaset, La7, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Tempo, Adnkronos.
• Albania: Top Channel, Klan TV, Vizion Plus, Shqiptarja.com, Panorama, Gazeta Express.

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