La mastoplastica secondaria è un nuovo intervento sul seno eseguito dopo una precedente chirurgia mammaria. Può essere necessaria per correggere un cambiamento nella forma o nella posizione del seno, un problema legato alle protesi oppure un risultato che non corrisponde più alle caratteristiche desiderate. Quando sono presenti impianti, la revisione può prevedere la loro sostituzione, rimozione o riposizionamento, ma anche procedure aggiuntive come una mastopessi.
Indice dei contenuti:
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1
Cos’è la mastoplastica secondaria?
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Quando può essere necessaria una revisione del seno?
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Cosa si può correggere con una mastoplastica secondaria?
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Revisione delle protesi o nuovo intervento sul seno: cosa può cambiare?
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Come viene valutato il seno prima di una mastoplastica secondaria?
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Come si svolge una mastoplastica secondaria?
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7
Recupero dopo una mastoplastica secondaria
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8
Quali sono i limiti della mastoplastica secondaria?
In questo articolo vedremo quando può essere indicata una revisione del seno, quali alterazioni possono essere corrette e come viene pianificato il nuovo intervento. Analizzeremo inoltre cosa può cambiare rispetto alla prima mastoplastica, come si svolge la chirurgia, quali sono i tempi di recupero e quali limiti devono essere considerati prima di una nuova operazione.
Cos’è la mastoplastica secondaria?
La mastoplastica secondaria è un intervento eseguito su un seno già sottoposto a chirurgia. Non significa necessariamente che il primo intervento sia stato eseguito in modo scorretto: il seno può cambiare nel tempo per invecchiamento, gravidanza, variazioni di peso, modificazioni dei tessuti o cambiamenti della protesi. Nel caso degli impianti, inoltre, non si tratta di dispositivi considerati permanenti e nel corso degli anni può rendersi necessaria un’ulteriore chirurgia. La revisione può quindi avere obiettivi diversi: correggere un problema, modificare il risultato estetico, sostituire una protesi o intervenire sui tessuti mammari che nel frattempo sono cambiati.
Quando può essere necessaria una revisione del seno?
Una revisione del seno può essere presa in considerazione in presenza di:
- Contrattura capsulare, quando la capsula che si forma intorno alla protesi si irrigidisce e può modificare forma o consistenza del seno.
- Spostamento della protesi, quando l’impianto non mantiene più la posizione prevista.
- Rottura dell’impianto, che può richiedere la rimozione e, se indicato, la sostituzione della protesi.
- Rippling, cioè la comparsa di pieghe o ondulazioni della protesi visibili o percepibili attraverso la pelle.
- Asimmetria mammaria, quando la differenza tra i due seni persiste o compare dopo l’intervento.
- Cedimento o ptosi del seno, che può svilupparsi nel tempo anche dopo una mastoplastica.
- Modifica del volume o della forma desiderata, per esempio quando la paziente desidera protesi più grandi o più piccole o un diverso risultato estetico.
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Cosa si può correggere con una mastoplastica secondaria?
La revisione può intervenire su diversi elementi, in base al problema da correggere:
- Posizione della protesi: la tasca protesica può essere modificata quando l’impianto è spostato o non si trova nella posizione desiderata.
- Volume del seno: la protesi può essere sostituita con un impianto di dimensioni diverse, più grande o più piccolo.
- Forma e posizione del seno: quando è presente un cedimento o un eccesso di pelle, può essere associata una mastopessi, con rimodellamento dei tessuti e riposizionamento del complesso areola-capezzolo.
- Capsula periprotesica: in presenza di contrattura capsulare, può essere necessario intervenire sulla capsula mediante apertura o rimozione, in base alla situazione.
- Tessuti mammari: quando i tessuti sono cambiati dopo il primo intervento, possono essere rimodellati insieme alla protesi per ottenere una forma più equilibrata.
La revisione, quindi, non riguarda necessariamente solo la protesi: può coinvolgere impianto, tasca protesica, capsula e tessuti del seno.
Revisione delle protesi o nuovo intervento sul seno: cosa può cambiare?
Una revisione può portare a un risultato diverso da quello ottenuto con la prima mastoplastica. Il cambiamento può riguardare volume, forma, proiezione o posizione del seno, in base all’obiettivo stabilito prima dell’intervento.
La paziente può scegliere di mantenere una dimensione simile, modificare il volume oppure rinunciare completamente alle protesi. Quest’ultima possibilità, chiamata espianto, può essere valutata quando non si desidera più avere impianti o quando i tessuti sono cambiati nel tempo.

Come viene valutato il seno prima di una mastoplastica secondaria?
Prima di programmare una revisione, il chirurgo valuta cosa è stato fatto con il primo intervento e come sono cambiati nel tempo il seno e le protesi. Vengono controllati la posizione degli impianti, la qualità e l’elasticità della pelle, l’eventuale presenza di ptosi o asimmetrie e le cicatrici già esistenti.
Quando disponibili, sono utili anche le informazioni sulla protesi utilizzata, come marca, modello, dimensioni e posizione, insieme alla documentazione del precedente intervento. Se dall’esame emerge un possibile problema dell’impianto, possono essere richiesti ulteriori accertamenti. Nel caso delle protesi in silicone, ad esempio, una rottura può non provocare sintomi evidenti e può essere valutata, quando indicato, con ecografia o risonanza magnetica.
Come si svolge una mastoplastica secondaria?
La procedura dipende dalla correzione necessaria. Quando è prevista la sostituzione della protesi, il chirurgo accede alla tasca attraverso l’incisione precedente, quando possibile, rimuove il vecchio impianto e inserisce quello nuovo. Se la posizione della protesi deve essere corretta, la tasca può essere modificata per renderla più stabile.
In caso di contrattura capsulare, la capsula che circonda l’impianto può essere incisa o rimossa, parzialmente o completamente. Se invece è presente pelle in eccesso o ptosi, può essere associata una mastopessi per rimodellare il seno e riposizionare il complesso areola-capezzolo. La revisione può quindi comprendere sostituzione della protesi, modifica della tasca, trattamento della capsula o mastopessi, singolarmente o in combinazione, in base a ciò che deve essere corretto.

Recupero dopo una mastoplastica secondaria
Il recupero cambia in base al tipo di revisione eseguita. Una semplice sostituzione della protesi può avere un decorso più rapido rispetto a un intervento che comprende anche la revisione della tasca, il trattamento della capsula o una mastopessi. Nei primi giorni sono comuni gonfiore, tensione, dolore e una temporanea alterazione della sensibilità del seno o dei capezzoli. Se viene eseguita una mastopessi, sono presenti anche incisioni più estese e la guarigione delle cicatrici richiede un periodo più lungo.
All’inizio il seno può apparire più gonfio, alto o leggermente asimmetrico rispetto al risultato previsto. La forma cambia gradualmente con la riduzione del gonfiore e l’assestamento dei tessuti, quindi il risultato non va valutato nei primi giorni dopo l’intervento.
Quali sono i limiti della mastoplastica secondaria?
Una revisione può migliorare in modo significativo la forma del seno, ma non sempre permette di ottenere una simmetria perfetta o di ricreare esattamente il risultato desiderato. Le cicatrici dei precedenti interventi, la ridotta elasticità della pelle, tessuti assottigliati o modifiche della capsula possono rendere la nuova correzione più complessa.
Inoltre, sostituire una protesi non elimina la possibilità di dover intervenire nuovamente in futuro. Gli impianti mammari non sono dispositivi permanenti e possono richiedere ulteriori controlli o interventi nel corso del tempo. Per questo la mastoplastica secondaria deve partire da un obiettivo realistico: correggere ciò che può essere effettivamente modificato senza promettere di eliminare completamente ogni asimmetria o alterazione presente dopo il precedente intervento.
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